Nearworking: il lavoro di vicinato che fa bene all’azienda e alla società

Milano è una delle città italiane più colpite dalla pandemia e dalle sue conseguenze economiche. Con 14mila abitanti in meno, la città ha dovuto ripensare una soluzione per conciliare le nuove esigenze dei cittadini e per continuare la sua funzione attrattiva in Italia e nel mondo. Così, a febbraio 2021, a un anno esatto dall’arrivo del Covid-19 nelle nostre vite, l’Amministrazione di Palazzo Marino ha presentato il nearworking, una sperimentazione di un nuovo modello lavorativo, indirizzato ai dipendenti comunali e, se avrà esito positivo, estendibile anche alle aziende private. Una sorta di terza via al lavoro da remoto, pensata per ridurre gli effetti negativi dello smartworking, come il senso di isolamento e il burn out, a favore dei suoi benefici, a partire da un migliore work-life balance.

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Perché il bisogno di una terza via

Nell’ultimo anno abbiamo imparato che online non è poi così male. Costretti a un cambiamento che nè forza lavoro nè aziende erano probabilmente pronte ad affrontare, ma che ha permesso di risolvere l’esigenza di continuare a lavorare anche nell’immobilismo generato dai tentativi di contenere il contagio, abbiamo imparato a utilizzare le piattaforme di video streaming per le nostre riunioni, a utilizzare strumenti digitali collaborativi per i nostri progetti e, soprattutto, abbiamo iniziato a comprendere il lato umano delle nostre relazioni professionali non come un problema, ma come qualcosa che, semplicemente esiste. Oggi quel video del giornalista della BBC interrotto nella sua diretta dall’ingresso nei figli della stanza, che tanto ci aveva fatto sorridere un anno fa, non ci risulta più comico, quanto, invece, tutto sommato, normale. A chi non è capitato un gatto a passeggio sulla tastiera o il suono del citofono nel bel mezzo di un meeting importante?

La trasformazione di cui siamo stati protagonisti, ha portato con sé un ripensamento dei luoghi fisici del lavoro, non più fissi, ma dinamici, e così anche delle relazioni tra le persone. È qui l’innesto con la sperimentazione dell’Amministrazione Comunale milanese che propone il lavoro di vicinato come possibilità, da un lato, di coinvolgere il lato umano della nostra professionalità, attraverso spazi di quartiere condivisi tra gli abitanti per svolgere l’attività lavorativa; e, dall’altro, di far vivere la città in modo diverso, riqualificando spazi nei quartieri residenziali “dormitorio” che rischiano di chiudersi ancora di più su se stessi nella solitudine da lockdown.

Un cambio di paradigma: non una nuova normalità, ma un nuovo contesto

Paolo Gallo, executive coach, autore e speaker, già direttore HR del WEF, della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (EBRD) e della Banca Mondiale, in una recente intervista di LinkedIn Notizie ha commentato: “Ci si continua a riferire ai cambiamenti in atto e a risvolti futuri parlando di nuova normalità. Sarebbe meglio dire che siamo di fronte a un nuovo contesto. Non ci sono solo lavori che stanno scomparendo, ma anche altri che restano nominalmente gli stessi e che hanno e avranno sempre più bisogno di competenze differenti. Chi è già nel mercato del lavoro, deve iniziare il prima possibile a valutare i cambiamenti che riguardano il proprio mestiere e formarsi di conseguenza, per continuare ad avere buoni impieghi e restare rilevante”.

Che cosa significa? Quando il lavoro è uscito dagli uffici per entrare nelle case, grazie al digitale, ha portato con sé un vero e proprio cambiamento di paradigma che non riguarda solo la modalità e i luoghi in cui lavoriamo, ma ha modificato nel profondo ruoli, funzioni e responsabilità. Un esempio, sottolinea sempre Paolo Gallo, è quello dei recruiter, “che prima avevano come compito principale quello di condurre delle interviste, mentre oggi sono analizzatori di dati”, aspetto che emerge anche dalla survey 2021 dell’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano. Oppure il ruolo dei manager, che richiede “sempre meno controllo e più delega e fiducia“.

Il Future of Jobs del World Economic Forum mappa i posti di lavoro e le competenze del futuro, monitorando il ritmo del cambiamento dell’ultimo anno. Uno dei trend più riconoscibile, associabile a questo cambiamento di paradigma, è che già adesso la persona sta tornando al centro. Finalmente, oltre alle competenze tecniche, tornano a essere importanti le soft e le adjacent skills: pensiero critico, problem solving, capacità di adattamento, immaginazione, lavoro in team ed empatia, sono tutti aspetti fondamentali per lavorare a distanza in modo efficace. Ecco l’insegnamento del remote working. E per le aziende? È il momento di mettere il focus sulle persone  e sulla comunità che gravita attorno all’azienda.

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Il lavoro di vicinato sperimentale dal Comune di Milano

È questa l’intuizione da cui nasce il nearworking, definito come un nuovo modello di vivere e lavorare, si legge nel comunicato stampa rilasciato da Palazzo Marino in una città a 15 minuti. Cristina Tajani, Assessora alle Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano, spiega anche che l’obiettivo  del nearworking “è quello di avvicinare il luogo di lavoro alla propria abitazione favorendo così lo sviluppo di quartieri non più dormitorio, ma con servizi e nuove attività commerciali con conseguente risparmio di tempo e di emissioni derivanti dagli spostamenti obbligati”.

Il Comune, che sta lavorando in questi giorni alla creazione di una cabina di regia in collaborazione con tutte le società partecipate e con le principali associazioni datoriali, dichiara che se la sperimentazione avrà successo, quella del nearworking potrebbe diventare una valida strategia utile a migliorare la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro da allargare poi anche alle aziende private. Largo quindi a sedi di vicinato con wifi e spazi adatti ad ospitare postazioni per pc. “La sperimentazione – aggiunge Tajani – è nata nel generale ridisegno dei tempi della città, dovuto all’emergenza Covid, ma rappresenta un modello valido in sé, da proporre anche al settore privato, utile a migliorare la vita della città e la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro per i singoli individui”.

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