Come immagini l’ufficio del futuro?

All’inizio di questo 2021, sappiamo così poche cose sul futuro che ci attende che non ci resta che divertirci a immaginarlo. La pandemia in corso ha rivoluzionato abitudini ed esigenze al punto che tutte le aree della vita ne sono state influenzate. Pensando agli ambienti di lavoro, è indubbio che ci muoviamo verso un futuro le cui parole chiave vogliamo siano flessibilità, concentrazione, collaborazione e sostenibilità. La sfida è riuscire a immaginare come sarà, partendo anche dagli insegnamenti del passato più recente.

Primi anni 2000: l’ufficio come social club

Basta andare indietro di una decina d’anni per incontrare il fantasma dell’ufficio precedente. Prendendo ispirazione dalle company della Silicon Valley, per anni abbiamo immaginato un ambiente di lavoro più simile alla caffetteria di Friends che agli uffici di fantozziana memoria che ancora spopolano in alcuni settori nel nostro Paese. Negli anni 2000 vedevamo l’ufficio come social hub, con muri colorati, open space, caffè e biscotti illimitati, in cui la collaborazione in ogni forma era preferita al lavoro individuale. Anche gli spazi, disegnati e costruiti per esprimere la brand identity e i valori dell’azienda, raccontavano l’identità collettiva, a coltivare il senso di comunità e di appartenenza.

2019/2020: la casa è il nostro nuovo ufficio, ma non per tutti

Quello del homeworking è un trend che è già riscontrabile da qualche anno. Sebbene sia indubbio che sia aumentato esponenzialmente a causa della pandemia, non dobbiamo dimenticare che secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano sullo smartworking, questa pratica di erogazione della prestazione lavorativa da remoto interessa solo il 20% circa della forza lavoro italiana. Inoltre, prima della pandemia, erano poche le aziende che prevedevano di implementarla nei prossimi cinque anni.

Dunque, il 2020 ha generato due spartiacque: uno temporale, per cui per la prima volta per un numero abbastanza alto di persone la casa è divenuta il nuovo ufficio, con tutti i benefici economici e le difficoltà organizzative del caso; e uno sociale, per cui per la prima volta solo una parte della forza lavoro ha iniziato a fare esperienza di una modalità di lavoro nuova e particolare, il lavoro da casa, mentre la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici italiane ha continuato a lavorare negli stessi luoghi di prima, seppur trasformati da dispositivi e procedure di sicurezza. E non solo, la spinta verso il lavoro da casa ha generato anche un acuirsi delle diseguaglianze sociali, in particolare tra coloro che possiedono più case, e ha potuto scegliere dove trascorrere i vari periodi di quarantena, e chi non ne possiede nessuna, e ha dovuto fare del suo meglio per trasformare lo spazio domestico in spazio dedicato al lavoro, alla scuola, alla cura dei figli, alla cura dei malati. E anche tra chi vive in una casa adeguata allo svolgimento del proprio lavoro e coloro che, invece, vivono in luoghi non adeguati, magari con spazi bui, ristretti, in condivisione o senza una connessione internet. Sono tematiche ancora aperte, che speriamo troveranno spazio di riflessione nell’anno che stiamo per vivere.

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2021 e oltre: l’ufficio che vorremmo

Abbiamo allora voluto provato a fare un esercizio di immaginazione, puntando su flessibilità, concentrazione, collaborazione e sostenibilità, punti di forza che abbiamo riscoperto nel 2020 e che ci piacerebbe ritrovare anche negli spazi e nelle modalità di lavoro del futuro. Anzitutto, immaginiamo spazi più flessibili, con arredi modulari capaci di modificare facilmente la configurazione degli ambienti, ospitare gruppi più o meno numerosi e trasformarsi a seconda delle esigenze. Ci immaginiamo spazi che aiutino a raccontare l’identità aziendale, supportando il senso di appartenenza, e, allo stesso tempo, siano capaci di dare la possibilità al singolo di esprimere la sua unicità e i suoi punti di forza. Ce li immaginiamo immersi nella natura e nella luce naturale, che favorisce il benessere e la concentrazione. Come dice anche Philippe Sourdois, Managing Director di Tétris Italia in una recente intervista: “Dall’ufficio, ci aspetteremo molto di più che un semplice luogo dove sedersi e lavorare”, infatti lo vedremo come “spazio di interazione sociale, generazione di idee e coltivazione di una comunità”.

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