Sarà perché c’è più tempo, sarà perché la mente è libera da call, scadenze, appuntamenti, ma in estate la gente legge di più e questo succede anche e soprattutto a chi lavora nel mondo delle Risorse Umane.

Se, pertanto, state preparando la valigia o magari farete più workation che un vero e proprio periodo sabbatico, ecco 3 libri che secondo noi non dovrebbero mancare sotto l’ombrellone, in montagna o nei vostri giri culturali (a seconda del tipo di vacanza che sceglierete). Come vedrete, non abbiamo scelto libri per HR tout court, ma abbiamo preferito, in questa nostra selezione per l’estate 2023, dei testi che invitano a una riflessione sul contesto in cui viviamo, sulle persone e su come ognuno di noi porta avanti il suo lavoro e la sua vita.

I libri toccano quindi tematiche care agli HR, ma non solo dal punto di vista degli HR. Ai libri abbiamo aggiunto, poi, 2 white paper targati Speexx che trovate in fondo all’articolo. Se quindi non volete aspettare di comprare i libri, potete intanto iniziare con lo scaricare le nostre pubblicazioni.

Buona lettura!

ragazza che legge un libro sdraiata sul prato nel parco durante una bella giornata di sole

Sommario:

Solo i folli cambieranno il mondo di Lamberto Maffei

Se il titolo vi ricorda l’”Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam facendovi riafforare reminiscenze delle ore di filosofia, il paragone non è azzardato. Come primo testo indichiamo proprio il libro scritto da Lamberto Maffei dal titolo “Solo i folli cambieranno il mondo” (edito da Il Mulino)

Perché lo inseriamo tra la top 3 dei libri da portare in vacanza? Perché è una riflessione interessante sulla follia, non intesa come pazzia da rigettare, ma come quella creatività che può salvare il mondo, grazie al fatto che fornisce un punto di vista inedito, diverso.

La follia, in un momento come quello che viviamo fortemente contrassegnato dall’omologazione (anche e soprattutto nel mondo HR), può portare a soluzioni non solo originali ma, come si legge nella quarta di copertina, può aprire strade che “solo più tardi saranno percorse con naturalezza dai cosiddetti normali”.

E se il pensiero creativo, fortemente connesso a questo tipo di follia, è tra le prime soft skill che, secondo il World Economics Forum, caratterizzeranno gli anni a venire, questa lettura è ancora più indicata per chi si occupa di HR perché regala un altro punto di vista e ricorda quanto sia importante dare spazio alle iniziative personali, accoglierle e “guidarle”.

Un estratto dal libro: “Se è vero, come dice Einstein, che solo coloro che vogliono cambiare il mondo, “i folli” riescono davvero a cambiarlo, è pure vero che per “i normali” (chi saranno mai?) i folli sono da scansare così come le loro opere, in particolare quelle artistiche poiché non rientrano nella tradizione accademica e vengono normalmente criticate, ostacolate e rifiutate come opera di pazzi e imbecilli. Questo atteggiamento non è sorprendente perché vedere è per lo più riconoscere segni, parole e altri messaggi visivi già in memoria, costruire una relazione tra reale, immagine sulla retina e immagine nel magazzino cerebrale”,

English business Interview for Recruiters

Da grande. Non è mai troppo tardi per capire chi potresti essere di Giulio Xhaet

Consigliamo questo libro per tantissimi motivi, e solo il meno importante è che conosciamo bene l’autore. Da grande con sottotitolo “Non è mai troppo tardi per capire chi potresti essere”, scritto da Giulio Xhaet ed edito da Sonzogno, è un libro molto originale innanzittutto per come è stato progettato e realizzato. Ci sono tagli – nella stessa copertina! -, sottolineature, cerchi, segni laterali, evidenziazioni ecc… sostanzialmente in ogni pagina. E questo sicuramente agevola una lettura sommaria di chi si vuole fare un’idea del testo, ma aiuta anche a ricordare alcuni concetti. Inoltre, come si legge sulla quarta di copertina, più che un libro è:

  • un percorso di domande generative per capire le vostre vocazioni
  • un antidoto a chi dice “Volere è potere”, o peggio “Nulla si può cambiare”
  • una guida per uscire dalla propria zona arida
  • una ricerca interdisciplinare sul nuovo mondo del lavoro
  • un simposio di storie da cui lasciarsi ispirare e un po’ commuovere.

Già tutti i punti in elenco dovrebbero suscitare la curiosità di chi lavora nel mondo HR, ma se non bastassero ne aggiungiamo un altro: in un momento in cui si parla tanto di purpose personale e purpose aziendale, Xhaet apre a una riflessione profonda sulle persone di cui ci circondiamo, che “guidiamo” e che vorremmo essere. Riflessione che un HR dovrebbe fare costantemente, anche in estate.

Un estratto dal libro: “In diversi casi, cercando il miglior risultato, sono scivolato nell’ansia da prestazione. Volevo dimostrare che ero bravo. Cercavo il riconoscimento degli altri, andavo a caccia del 110 e lode da parte di clienti e colleghi. Ma non lavoravo in modo appagante. Ascoltavo di meno, accecato dalla fame di risultati e dall’approvazione altrui, riuscendo incidentalmente bene in un’impresa che non perseguivo: diventare più antipatico. Mi stavo allontanando dal flow, dal mio scopo. Non c’è flusso senza desiderio di apprendimento. Appena crediamo di aver imparato a muovervi in picchiata verso l’alto, il nostro scopo si ritrae da noi, come un animale che abbiamo appena ferito. Impegniamoci per un ottimo risultato, ma soprattutto impegniamoci per apprendere”.

Ho scritto questo libro invece di divorziare di Annalisa Monfreda

Il titolo sicuramente vi farà pensare: “Ma cosa c’entra con il lavoro”? C’entra, eccome, perché questo libro scritto da Annalisa Monfreda, ex direttrice di Donna Moderna e oggi imprenditrice, parla di carico mentale femminile in una maniera dissacrante e innovativa. Così come fa riflettere sulla difficoltà di attuare la vera parità di genere e sul fatto che alcune “rivoluzioni” andrebbero fatte non solo all’esterno, ma soprattutto all’interno delle mura domestiche. Per questo e tanti altri motivi, “Ho scritto questo libro invece di divorziare” (Feltrinelli), può aiutare ad aprire la mente e a pensare a strategie alternative, sul luogo di lavoro, ma non solo.

Il punto di vista è infatti quello di una donna in carriera e madre che, per colpa (o forse grazie?) della pandemia, si ritrova a dover fare i conti con nuove abitudini familiari che, mentre vengono stravolte, non prendono in considerazione le esigenze della “mater familias” data un po’ per scontata. Si parla infatti di mancata parità di genere che forse non potrà avvenire mai o potrà esserci solo se si capirà davvero che, come ha scritto nel 1995 la giornalista e scrittrice Clara Sereni, le donne non possono esimersi dal “programmare, prevedere, organizzare. Possiamo magari decidere di non fare, ma la libertà di non pensarci non l’abbiamo in ogni caso”.

Il libro è “rivoluzionario” non solo perché fa riflettere sul ruolo della donna oggi e sull’eredità del passato, ma perché propone uno “switch” importante. Anziché considerare da poco i lavori in casa – che peraltro non vengono retribuiti – e relegarli ad attività secondaria della vita di tutti, bisogna che le donne – come ha fatto l’autrice – provino a trasmettere agli altri membri della famiglia il valore di ciascuna di queste attività domestiche, basilari per tenere insieme tutti i pezzi e mantenere l’equilibrio di ciascuno. Sono questi cambiamenti individuali, difficili da portare avanti, specie nei momenti di maggior tensione, che possono portare a un cambiamento più vasto, sociale, politico ed economico. E non (solo) viceversa.

Un estratto dal libro: “Il carico mentale, dunque, era invisibile anche a me stessa. E quando è divenuto evidente, il primo pensiero è stato: l’ho portato fin qui, tanto vale portarlo ancora. Se non mi ero accorta di averlo, non era così pesante. Un pensiero prevedibile, se consideriamo che in Italia anche le donne che lavorano a tempo pieno o che sono le principali responsabili delle entrate familiari sono riuscite a interiorizzare e a giustificare le ore di lavoro domestico in più che si accollano. È come se quel secondo turno sia una sorta di espiazione per il peccato originario di aver osato sovvertire l’ordine costituito: la donna a casa, l’uomo nel mondo. Meglio non mostrare la fatica, per paura che ci richiudano in casa. Meglio non lamentarcene, per non essere considerate incapaci di organizzarci”.