Talent development e formazione: il ruolo chiave dell’apprendimento linguistico

Il nostro obiettivo come HR è creare un ambiente favorevole all’espressione del talento e al contributo di tutte le persone che fanno parte della nostra organizzazione. Michael Armstrong, nel suo Handbook of Human Resources Management Practice, dice che tale obiettivo è raggiunto quando le persone che lavorano con noi pensano che il nostro sia un “buon posto” dove lavorare, al punto che scelgano di restare per molto tempo e di portare all’interno persone di cui si fidano.

Se riusciamo a fare questo, lo sappiamo, le persone restano coinvolte nella vita dell’azienda, se ne prendono cura e non sarà difficile per loro scegliere di contribuire a rendere la nostra reputazione sempre forte e allineata ai valori e alla cultura aziendale. Così facendo, siamo in grado di garantire che le nostre persone siano competenti, motivate e interessate a operare in maniera integrata, relazionandosi cioè al meglio le une con le altre. Per farlo, è necessario, da un lato, abilitare le persone a far crescere il proprio talento e, allo stesso tempo, puntare sulle competenze comunicative e sulla formazione in ambito linguistico, soprattutto se si continuerà a lavorare a distanza.

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HR come abilitatori di talento

Secondo Guido Stratta, Direttore People and Organization di Enel Group, il talento abita nel cuore delle persone. Come HR, il nostro compito è metterci all’ascolto di ciò che fa felice ogni persona, che la fa sentire realizzata, cioè che le consente, all’interno dell’organizzazione, di avvicinarsi sempre di più al suo purpose. E di agire come abilitatori di quel talento, rendendoci conto che c’è e rendendo consapevole la persona di questo, anzitutto, e poi avendo il coraggio di mettere ciascuno a fare il lavoro giusto per fare la cosa giusta.

In questo senso, sottolinea sempre Stratta, il talento è ben diverso dalla passione e dalla competenza. La passione è un interesse profondo, che nasce a un certo punto, così come invece la competenza è qualcosa che acquisiamo nel tempo attraverso l’esperienza. Il talento, al contrario, è innato ed è possibile farlo fruttare coltivandolo: il che accade solo quando lo mettiamo al servizio di ciò che ci fa sentire realizzate. Il talento sprecato, mette in guardia Stratta, è il vero rischio per le organizzazioni. Se sappiamo ascoltare, sappiamo cogliere il talento; se invece lasciamo che siano le gerarchie a comandare, lo sprechiamo. In questo senso, coinvolgere le persone, a prescindere dal loro ruolo, e comunicare con tutte loro, è il primo passo per una vera gestione del talent development in azienda.

La competenza linguistica come strumento per creare inclusione 

Sappiamo anche che sempre di più le aziende hanno al loro interno persone che parlano lingue diverse, che provengono da contesti ed esperienze molto lontani tra loro, appartenenti a identità che per essere riconosciute richiedono ascolto, consapevolezza e condivisione. Senza paura e con empatia. Soltanto chi è visto, infatti, si sentirà abilitato davvero a esprimere il proprio talento.

Come ha detto Vera Gheno in un’intervista pubblicata su questo blog: “È fondamentale per il benessere dell’azienda che le persone che ci lavorano si sentano viste, prese in considerazione, anche linguisticamente. Sperimentare l’inclusività in azienda, inoltre, può dare l’esempio in favore di un cambiamento di mentalità nella società intera”. Un linguaggio capace di comprendere e nominare tutte le differenze, infatti, è capace anche di accrescere il senso di appartenenza all’organizzazione e di sostenere l’espressione dei talenti di chi ne fa parte.

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La formazione linguistica al servizio del talento

Nell’economia e nella società globalizzata, inoltre, ogni azienda finisce per sperimentarsi in una dimensione internazionale. Perché la formazione linguistica sia davvero al servizio del talento, è necessario partire dalla creazione di una competente cultura aziendale che riconosca che la nostra internazionalità porta con sé un grande patrimonio – in termini di espressione del talento, di coinvolgimento delle persone e così via – ma anche una grande complessità.

Alcune organizzazioni stanno allora scoprendo come piani specifici di apprendimento linguistico possono aiutare ad affrontare questa esigenza. E chi lo fa ottiene anche ricavi maggiori di chi preferisce restare a guardare. Parte del talent development di un’azienda è, anche, infatti, divenire consapevoli di come e quanto le persone si sentano chiamate in causa e di come e quanto si sentano pronte a rispondere, a contribuire, a dire la propria. Misurando i livelli delle competenze linguistiche e capendo come migliorare tali competenze,  porteremo la comunicazione interna ed esterna a un livello superiore, permettendo a tutte le persone di esprimersi e di far fiorire il proprio talento. Questo, lo abbiamo raccontato più volte qui, aggiunge valore a tutti i portatori d’interesse a noi legati e si traduce in maggiori ricavi per la nostra azienda.

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