Nuovo lockdown: trucchi di work-life balance per le prossime settimane

Per le prossime settimane l’Italia sarà, di nuovo, in lockdown. A esclusione della Sardegna, la prima regione italiana a potersi definire Covid-free, tutto il resto dello stivale ha iniziato la settimana con figli e figlie a casa, scuole chiuse, smartworking e l’impossibilità di uscire di casa se non per motivi di lavoro o di salute. Come hanno detto gli internauti più sagaci: sembrerebbe il giorno della marmotta, se non fosse che, invece di un giorno, è passato un anno. Come hanno condiviso i filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici su Facebook, sentire la libertà di poter ammettere che non va tutto bene e che non stiamo bene dopo un anno e diciotto giorni di pandemia, dovrebbe essere un diritto sacrosanto di ciascuna e ciascuno di noi. In questo articolo abbiamo raccolto qualche piccolo trucco per provare ad attraversare le settimane che abbiamo davanti con leggerezza, nonostante tutto.

Il work life balance come necessità sociale e politica

Spesso abbiamo la sensazione di non gestire al meglio le nostre giornate. Chi ha figli piccoli a casa, soprattutto, ma anche chi convive con altre persone in smartworking, o chi si prepara a vivere altre settimane di lavoro in piena solitudine, spesso non ha altra scelta che lasciarsi guidare da quel che accade, per poi ritrovarsi a fine giornata con molto lavoro ancora da concludere. L’Italia è uno dei Paesi in cui il lavoro domestico non retribuito non viene riconosciuto come lavoro a tutti gli effetti, ma, come hanno avuto modo di sperimentare tante famiglie italiane nell’ultimo anno, per riuscire a tenere insieme vita familiare, vita lavorativa e salute mentale, è una consapevolezza che serve. Nella speranza che la voce delle tante associazioni e parti politiche che in questi giorni stanno chiedendo a gran voce al Governo un cambiamento di rotta e un’attenzione verso la salute mentale delle persone, vengano ascoltate.

Organizzazione: proviamo a seguire le priorità

Il motivo per cui non riusciamo a gestire al meglio le nostre giornate, al netto delle difficoltà oggettive, come avere figli piccoli a casa, per esempio, o un management che, ancora dopo un anno, mantiene ancora uno stile di leadership basato sul “comand and control”, potrebbe essere dovuto anche alla nostra difficoltà a riconoscere la reale priorità di quel che abbiamo da fare. In questo, uno strumento come la matrice di Eisenhower, può rivelarsi utile per aumentare la produttività, ridurre lo stress e avere anche più tempo libero.

La matrice di Eisenhower permette infatti di distinguere cosa è più o meno urgente, ciò di cui dobbiamo occuparci in prima persona, ciò che possiamo delegare e ciò che invece possiamo tranquillamente eliminare. Divide le cose da fare in quattro quadranti, dove l’asse delle X determina ciò che è urgente o non urgente e l’asse delle Y ciò che è importante o non importante.

1. Nel primo quadrante, in alto a sinistra, ci sono le azioni che è bene fare subito, quelle a cui assegniamo la massima priorità: impegni urgenti e importanti, che non si possono delegare, come chiamate e lavori in consegna; è lo spazio della crisi in cui è necessario fare, fare bene e fare subito.

2. Il quadrante successivo, verso destra, raccoglie ciò che è importante, ma non urgente, come progetti a medio termine, attività di mantenimento della propria attività, ma anche lo sport e il dentista, è lo spazio della pianificazione, che ci consente di dedicare il giusto tempo ed energie ad attività che richiedono qualità.

3. Il punto successivo, in basso a sinistra è quello della delega, cioè delle azioni urgenti che sembrano importanti, ma in realtà non lo sono, come riunioni che si rivelano superflue, mansioni che non ci competono e così via.

4. L’ultimo quadrante, in basso a destra, raccoglie le azioni non importanti e non urgenti, che non fanno altro che farci perdere tempo.

L’obiettivo dell’utilizzo della matrice di Eisenhower è allora quello di gestire al meglio i punti 2 e 3 così da avere sempre meno task nei punti 1 e 4 e avere più tempo libero da dedicare a noi stesse e a noi stessi. O alla DAD.

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Benessere: raccontiamo e ascoltiamo

Il post in cui i filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici hanno parlato della “gara a chi sta peggio” è stato uno dei più condivisi delle ultime settimane. I due filosofi riflettono sul fatto che sentire la libertà di poter ammettere che non va tutto bene, dovrebbe essere un diritto sacrosanto di ciascuna e ciascuno di noi. Invece, sottolineano, e non per la prima volta, sembra che tutte e tutti siano impegnati nella gara a chi sta peggio: ce la prendiamo con i runner che corrono senza mascherina; con gli e le adolescenti che non possono più dire di stare male in DAD, perché sono morte centomila persone; con chi fa smart working, che non può parlare di salute mentale, perché non ha corso i rischi di chi continuava a lavorare rischiando il contagio e così via.

Raccontare la propria condizione, e anche condividere il malessere che ne deriva, è diventato impossibile perché, dicono Gancitano e Colamedici, “ci sarà sempre qualcuno che sta peggio, e ci sarà sempre chi ti dirà che non hai diritto di dire come stai, perché il tuo dolore non ha valore. È un’ottima strategia per allontanarci gli uni dagli altri, per non vedere che stiamo vivendo un lutto globale, una condizione di sofferenza psicologica, spirituale, fisica, economica, sociale, culturale”. E concludono: “Ma una storia non esclude l’altra. Guardiamo tutto insieme, non escludiamo i racconti e i vissuti, smettiamo di dire a qualcuno che la sua storia non ha dignità”.

Gioco: alla ricerca della leggerezza

Quello che, infine e di conseguenza, ci piacerebbe suggerire è allora una ricerca della leggerezza. Lo hanno cantato Colapesce e Dimartino nella loro “Musica leggerissima”, proprio la leggerezza al suo superlativo potrebbe essere ciò che ci salverà dal buco nero che sta a un passo da noi, anche se più o meno. CoraQuest, un gioco da tavolo amatoriale che ha raccolto più di 5000 sterline in meno di mezz’ora, è stato creato da Cora Hughes, di 8 anni, insieme al padre Dan durante il primo lockdown. Sempre Gancitano e Colamedici, nel loro ultimo libro Prendila con Filosofia, suggeriscono di ritrovare serenità nell’oziare, cioè nel lasciare la mente libera di attivarsi nel dolce far niente. Così, nell’estratto del libro, pubblicato su VanityFair lo scorso gennaio, i due filosofi ci invitano a considerare che il tempo guadagnato, in realtà, nelle nostre vite sempre piene di cose da fare, è il tempo liberato, non quello riempito.  La noia ci permette di capire come stiamo davvero, e forse è per questo che ne abbiamo paura. Ma, scrivono: “Creare questo spazio apparentemente vuoto significa prendersi cura di sé, non lasciarsi derubare tutto il tempo e le energie dalla vita attiva. Non si tratta di dare priorità all’una o all’altra, ma di trovare un bilanciamento, una giusta misura”.

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