Neuroscienze e HR per aumentare l’engagement in azienda

Le neuroscienze sono quella branca delle scienze umane che studia le risposte del cervello in determinate situazioni. Utilizzate molto ultimamente soprattutto nel marketing e in educazione, si stanno rivelando utile alleato anche per chi si occupa di HR. In particolare, per quanto riguarda l’individuazione di strategie e metodi per aumentare l’engagement delle persone, gestire le performance, portare avanti piani di recruitment di successo e stabilire lo sviluppo della formazione in azienda.

Questo accade perché, grazie alle conoscenze che provengono dalle neuroscienze, è possibile divenire consapevoli degli stimoli che costituiscono motivazioni, esterne e interne, capaci di muovere le persone verso l’espressione del loro massimo potenziale nonché verso il raggiungimento degli obiettivi condivisi. Rendere le persone motivate, ingaggiate e consapevoli, possibilmente in modo proattivo, è ciò a cui un HR dovrebbe sempre puntare. E, grazie alle neuroscienze, si può farlo con una marcia in più.

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Gli ambiti di applicazione delle neuroscienze nelle HR

Le neuroscienze consentono alle HR di approcciarsi in modo nuovo a diversi ambiti, in particolare al performance management, al Learning&Development, allo sviluppo della cultura aziendale e a promuovere cambiamento senza aver paura di sbagliare. Le neuroscienze, infatti, suggeriscono di mettere il focus su motivazione ed engagement delle persone, sia per quanto riguarda i piani di crescita e sviluppo delle performance sia per quanto riguarda il L&D; inoltre, divenire consapevoli di come funziona il nostro cervello, aiuta a mantenere una comunicazione trasparente e a mettere in atto procedure che rendono l’ambiente di lavoro sempre più inclusivo e rispettoso delle differenze tra le persone, che ne risultano valorizzate.

ragazza che mostra un cervello

Come aumentare l’engagement in azienda grazie alle neuroscienze

Quando le persone si sentono libere di scegliere autonomamente, le loro performance e il loro apprendimento migliorano. Secondo una recente ricerca che ha messo in relazione l’applicazione delle neuroscienze al HR management, studiando il nostro cervello è possibile prevenire comportamenti e indirizzare reazioni positive. Gli studi più recenti in materia dimostrano come l’attivazione della corteccia prefrontale abbia un ruolo preminente sulla qualità delle azioni che l’individuo agisce e come essa intervenga solo quando la scelta sia auto-determinata, vanificando così anche la frustrazione legata al fallimento.

Allo stesso modo, le neuroscienze evidenziano come la possibilità di scambiare feedback sia correlata a una maggiore attività cerebrale, evidenziata in esperimenti con l’elettroencefalogramma, che evidenziano una maggiore concentrazione e  un maggior livello di attenzione per portare a termine il compito assegnato, quando l’individuo è consapevole di essere sotto valutazione.

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Perché ci serve sapere queste cose per fare il nostro lavoro di HR?

Perché il cervello umano è un organismo sociale, cioè che è progettato per reagire agli stimoli esterni di motivazione e ingaggio, trattandoli di volta in volta come fonti di stress o come ignitori di motivazione ed entusiasmo. Da qui, per esempio, le neuroscienze dimostrano che le conseguenze di uno stile di leadership basato sulla fiducia e sull’autonomia genera performance migliori nelle persone. Allo stesso modo, sfruttando quella che i neuroscienziati chiamano motivazione altruistica, le esperienze di team building sono in grado di creare situazioni in cui le persone sono spinte le une verso le altre nella condizione di collaborare, di abbattere i pregiudizi, creare relazioni capaci di migliorare le dinamiche interne all’azienda. Quando il lavoro è troppo complicato, fornire un feedback positivo e puntuale ai propri collaboratori, favorisce la fiducia nelle loro capacità e la motivazione per continuare a fare ancora meglio, continuando a sperimentarsi e ad acquisire competenze sempre nuove.

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