Le sfide del futuro per le aziende: guardare al mix generazionale

Se vi guardate intorno quando siete al lavoro, è probabile che vediate persone di tutte le età, soprattutto perché l’età lavorativa si allunga sempre di più. Già due anni fa l’americana Society for Human Resource Management sosteneva che nei luoghi di lavoro del presente ci fossero almeno quattro generazioni, dai Boomers alla Gen Z, con in mezzo Millennials e Generazione X.

Tradotto in termini di anni questo significa l’incontro di persone dai 18 ai 55 anni, almeno. Col passare del tempo infatti nei luoghi di lavoro la compresenza di diverse età è aumentata. Un ruolo importante di certo l’ha giocato, e ancora lo gioca, il movimento della curva demografica della popolazione: l’aspettativa di vita si allunga e insieme si estende l’età lavorativa.

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Secondo Biancamaria Cavallini, Psicologa del Lavoro e Customer Success Manager di Mindwork, società italiana di consulenza psicologica specializzata in ambito aziendale, “le proiezioni che ci forniscono i dati ci dicono che il tema del mix generazionale in azienda è il tema del futuro e sarà la questione cruciale dei prossimi anni”.

Questo incontro tra generazioni è centrale già oggi nelle dinamiche delle aziende e sta avendo anche un impatto sulla loro organizzazione. Come spiega la psicologa, “per le aziende ci sono molte sfide legate al mix generazionale, sia per trattenere sia per ingaggiare le persone in tutte le loro fasce di età”.

gruppo con mix generazionale

Cavallini fa l’esempio della formazione: “L’aspetto formativo dovrà accompagnare i lavoratori per un periodo lungo e inoltre dovrà essere sempre aggiornato, perché come si dilata il tempo che si dedica al lavoro, così diminuisce quello in cui si evolvono le competenze necessarie da acquisire”. L’attenzione all’età è uno dei pilastri della Diversity & Inclusion, assicura, “in modo da cambiare anche un po’ la prospettiva, pensando più che a conciliare le generazioni a valorizzare ognuno rispetto alla sua età, o meglio rispetto alle diverse fasi della vita che si susseguono”.

Oppure, dice, riferendosi alla reputazione dell’azienda, “si parla tanto di employer branding nei confronti dei più giovani quando è utile pensarlo anche per gli over 50 o 60”. Infine, sottolinea Cavallini, “anche per la promozione del benessere psicologico in azienda l’età è un fattore da tenere in considerazione, perché i giovani e i più adulti possono avere bisogni diversi da questo punto di vista”.

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Un ruolo invece nella percezione della diversità tra età è quello dell’era tecnologica. E non si tratta di skills quanto di essere cresciuti in mondi digitali diversi. Spiega ancora la psicologa: “Magari in passato si percepiva di meno la distanza tra generazioni e chi aveva 25 anni era molto simile a chi ne aveva 35. Ora c’è una differenza più marcata perché la tecnologia si evolve molto velocemente”.

Oggi inoltre ad essere cambiata è la concezione dell’educazione. “Ieri un capo veniva rispettato in quanto capo, perché ricopriva un ruolo, oggi invece i dirigenti devono guadagnarsi la fiducia di chi lavora con loro. Questo è un aspetto tipico dell’ultima generazione: un superiore dovrà convincere non perché più alto in grado, ma come persona”.

Dal punto di vista lavorativo infatti la Generazione Z (18-24 anni) è più attenta a interrogarsi sulla fiducia che può concedere, e per farlo guarda alla diversità e all’inclusione nell’ambiente di lavoro. I Millennials invece (25-34 anni) desiderano invece un’atmosfera di lavoro piacevole. E mentre la Generazione X (35-54 anni) considera la retribuzione e i benefit, i Boomers (55-64 anni) reputano importante che il datore di lavoro sia finanziariamente solido.

Ma se ci sono delle tendenze che si riscontrano nelle diverse generazioni non si può dimenticare la variabilità degli esseri umani. Non il solo fatto di essere nati lo stesso anno corrisponde a una somiglianza nei modi di fare o di sentire. Sul luogo di lavoro è imprescindibile che le diverse generazioni parlino tra loro in modo efficace, che si comprendano e che soprattutto siano in grado di cooperare. “L’anzianità in azienda – conclude Cavallini – è sinonimo di un’esperienza consolidata da condividere, far parte delle nuove generazioni che entrano in un luogo di lavoro vuol dire portare visioni inedite che arricchiscono l’ambiente”.