Intervista a Giulia Moretto | Vivere il cambiamento: un ponte tra culture e tra chi siamo e chi vorremmo essere

Affrontare un cambiamento può essere difficile. Servono: una buona dose di fiducia in sé stessi, di adattabilità e di apertura mentale a nuovi modi di vedere le cose. Questo vale nella vita privata tanto quanto nella vita professionale. Anzi: “Non è possibile fare un importante cambiamento di carriera se non si agisce anche sulla dimensione personale, è come fare un lavoro a metà”. Ad affermarlo è Giulia Moretto, consulente in Personal & Career Change Management e Consapevolezza Interculturale.

Cambiare, ci ha spiegato, significa costruire ponti tra chi siamo e chi vorremmo e potremmo essere. Questi ponti hanno anche a che fare con la seconda parte del suo job title, con la consapevolezza interculturale, per cui incontriamo ogni giorno, anche sul luogo di lavoro, persone di culture altre con cui comunicare. Moretto, infatti, seguendo le persone nel loro cambiamento di carriera, si è accorta di quanto fosse sempre più importante accompagnarle anche in uno culturale, dato che provengono da ogni parte del mondo.

Vuoi leggere l’articolo più tardi? Scarica gratuitamente il PDF, compila il form:


Quali sono i motivi che spingono una persona a cambiare vita e lavoro?

Sono vari. C’è il desiderio di cambiare perché si vuole dare un nuovo senso, un nuovo scopo. Poi la curiosità di esplorare. Molte persone sono curiose di vivere nuove situazioni e nuovi stimoli. Spesso questo nasce da una sfida con sé stessi, per testare le proprie capacità: sarò in grado di affrontare il nuovo? Ce la farò? Ma c’è anche un terzo motivo: la fuga. Si vuole scappare da una situazione che ci sta scomoda. Infine, si cambia anche per il presentarsi di nuove opportunità anche se non lo avevamo previsto.

woman living company

Come si gestisce un cambiamento e quali sono le risorse che una persona deve mettere in campo per riuscirci?

Alla base di un cambiamento devono esserci due cose fondamentali che si contrastano: il pragmatismo e un po’ di pazzia. Il primo aspetto è legato all’organizzazione, il secondo a quella capacità di fare un salto nel vuoto, di provare qualcosa di inedito. Poi ci sono molte altre risorse: il coraggio, la consapevolezza della fatica, la curiosità, saper accettare anche le situazioni negative. Di sicuro occorre una buona dose di fiducia in sé stessi e infine grande resilienza e adattamento per fronteggiare anche l’imprevedibile. C’è tanto da gestire, per questo spesso bisogna anche farsi aiutare.

Speexx realizza progetti di formazione e valutazione linguistica blended a distanza per le aziende. Aiutiamo le grandi organizzazioni in tutto il mondo a incrementare la produttività attraverso il miglioramento delle competenze comunicative dei propri dipendenti.

FIND OUT MORE!

Quali sono le ragioni che spesso spingono le persone a resistere al cambiamento?

La resistenza al cambiamento di solito è dovuta al fatto che si entra in contatto con una diversità. Di ambiente, di mentalità, di cultura. E questa diversità fa paura, perché mette in dubbio chi siamo. È naturale che ci spaventa lasciare il conosciuto, che ci dà sicurezza e stabilità, per lo sconosciuto. Si pensa che per cambiare occorra abbandonare noi stessi, tutto quello che siamo e a cui apparteniamo. Invece io dico sempre che non è un abbandono ma un’integrazione: lasciamo andare quello vediamo come una zavorra e che ci ha spinto a cambiare e teniamo la nostra ricchezza. Un altro tipo di resistenza poi è legata all’aspetto interculturale, alla convinzione di essere il massimo e il meglio che ci sia. Questo è il limite più grande a qualsiasi cambiamento perché non c’è neanche lo stimolo a vedere nuove vie.

Che cos’è il cambiamento in ottica DEI?

DEI è la sigla per <