“Coltivare la Biodiversità Aziendale”, il webinar di Speexx durante 4 Weeks 4 Inclusion

Una maratona di eventi dedicati alla diversità e all’inclusione. Sono quelli di 4 Weeks 4 Inclusion, iniziativa patrocinata da Tim, quattro settimane di incontri organizzati da oltre 200 aziende in tutta Europa. In questo contesto si è svolto il webinar di Speexx: “Coltivare la Biodiversità Aziendale”.

L’evento digitale, moderato dall’intellettuale e scrittore Paolo Di Paolo, è stato il luogo di incontro per gli ospiti che hanno partecipato sui temi di diversità e inclusione di cui si parla sempre di più all’interno delle aziende. La sociolinguista Vera Gheno e lo scrittore Fabrizio Acanfora hanno parlato dei codici linguistici e culturali indispensabili per promuovere la convivenza delle differenze in azienda. Laura Fabbri di Lutech e Specialisterne Italia, Lucia Cresta di Avanade Italy e Alessandra Dini di Intesa Sanpaolo hanno condiviso la loro testimonianza di rappresentanti aziendali, sottolineando come la comunicazione in azienda sia un motore strategico di inclusione.

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Una relazione circolare tra linguaggio e realtà

Le parole intervengono nella nostra realtà e possono addirittura modificarla”, esordisce Paolo di Paolo. “Per questo è importante imparare a migliorare, e cambiare se necessario il nostro modo di parlare”. Il linguaggio “è veramente una posta in gioco clamorosa per le nostre vite”.

“C’è una relazione circolare tra realtà e lingua”, conferma Vera Gheno. “Le parole non modificano la realta ma il modo in cui noi ‘chiamiamo’ la realtà, definendo qualcosa o qualcuno entro certe etichette, influisce sul modo in cui vediamo la realtà, sulla nostra percezione”. Parlare inoltre significa “avere un effetto sulla realtà”, spiega, “le parole hanno un impatto fattuale sulla vita delle persone”.

Quindi è fondamentale “capire la relazione di potere che esiste tra lingua e definizioni, tra chi definisce e chi viene definito, superando anche il concetto di inclusione che può rimanere legato a un modello per cui qualcuno ha il potere di includere qualcun altro”.

Guarda la registrazione:

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Oltre l’inclusione: la convivenza delle differenze

“L’inclusione funziona quando c’è alla base un vero interesse collettivo”, prosegue Fabrizio Acanfora, che nel suo intervento si è concentrato sul concetto di convivenza delle differenze. “La convivenza presuppone una neautralità”, spiega, “uno squilibrio di potere tra chi prima esclude, poi decide di includere e anche le condizioni dell’inclusione”.

Questo accade perché la diversità, “il punto di partenza di ognuno, la varietà di ciascuno di noi” – dice Acanfora – “è diventata un insieme delle sottocategorie delle persone diverse”. Ma l’inclusione quindi funziona davvero “solo quando è un processo distribuito equamente tra tutte le parti, quando le condizioni dell’inclusione equivalgono semplicemente a poter essere sé stessi”.

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Dove l’inclusione da teoria diventa pratica

A volte la diversity in azienda viene percepita come un problema delle minoranze, di chi fa parte delle minoranze”, afferma Laura Fabbri di Lutech, “mentre la nostra aspiraione è di generare un cambiamento di abitudini”. Per le aziende “comporta una grande perdita il fatto che le persone non siano sé stesse, agire sotto copertura fa sentire a disagio”.

Lucia Cresta di Avanade Italy ha portato la sua testimonianza parlando di inclusione e responsabilità. “Noi crediamo che tutti devono essere ascoltati e sentirsi rappresentati, dando il massimo del loro potenziale” ma l’elemento di novità “è che l’inclusione è una responsabilità di tutti, non significa uguaglianza, trattare tutti allo stesso modo, ma equità, dare a tutti gli strumenti per le proprie esigenze”.

Valorizzare tutte le dimensioni della diversità, spiega Alessandra Dini di Intesa San Paolo, “non solo è un esempio di inclusione ma rappresenta anche una strategia di crescita del pensiero e al contempo delle performance”. Le attività di sensibilizzazione “non spariscono ma restano sempre al nostro fianco, è fondamentale ad esempio guardare gli altri con occhi diversi, cercando di cogliere le differenze ma non i deficit”.

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