Quali sono i vocaboli in inglese più diffusi nel settore della moda?

Nel campo della moda esistono termini ed espressioni specifici per ogni tessuto, modello, forma, sfumatura, tendenza. C’è da dire che, nel settore fashion, molti termini sono presi in prestito dal francese, ma anche l’inglese ha il suo peso ed è importante conoscere le parole più usate in questo mondo.

Fashion fades, only style remains the same.

La moda passa, lo stile resta.

(Coco Chanel)

Dress Code: è il codice di abbigliamento previsto durante un evento o in una certa situazione.

Casual: termine inglese riferito all’abbigliamento, indica un modo di vestire informale, pratico.

Country look: stile mutuato dal guardaroba dei cowboy, dei pionieri americani dei film western.

Hobo: è uno stile molto semplice, finto trasandato.

Urban chic: si tratta di uno stile sofisticato in cui gli abiti sono semplici, ma scelti in maniera impeccabile.

Activewear: con questo termine si intende un genere di capi di abbigliamento sportivo sia maschile che femminile.

Easy going: abbigliamento comodo, facile da portare.

Longuette: caratteristica di una gonna che arriva a metà polpaccio.

Nude look: il “nude look” è quello che prevede trasparenze che lasciano intravedere le forme del corpo. Con color nude, invece, si intendono i colori relativi al cipria, al beige chiaro e a tutte le tinte in linea con la carnagione; si usa in particolare per le scarpe.

Oversize: quel tipo di moda o stile che prevede capi di una o più taglie più grandi della propria. È detta anche baggy!

Old-fashioned: è il corrispettivo inglese del francese démodé, che non significa necessariamente fuori moda. Una cosa old-fashioned, infatti, si ispira ad uno stile passato; da alcuni è considerato un sinonimo del tanto popolare vintage!

Ready to wear: è l’equivalente inglese della più famosa espressione francese prêt-à-porter e si riferisce a tutti quei capi di abbigliamento che non sono creati su misura per qualcuno ma che sono prodotti in serie.

Tartanè un particolare disegno dei tessuti in lana delle Highland scozzesi. Il kilt, tipico gonnellino scozzese, è caratterizzato proprio dal tessuto tartan.

Paisley: tessuto di cotone che ha una fantasia orientaleggiante composta da “piume”

Animalier: caratteristica delle stampe che riprendono il manto di vari animali.

Glossy: lucido

Tight: abito maschile da cerimonia, con giacca nera e pantaloni rigati nei toni del grigio nero. Un gilet grigio perla o bianco, accompagna generalmente il completo.

Jumpsuit: nota per essere la la tuta intera.

A-line dress: un abito a-line è un modello che si fa sempre più ampio verso il basso, somigliante alla lettera A.

Sarong: indumento tradizionale di uomini e donne della Malesia e dell’Indocina. È un pezzo di cotone o seta che si drappeggia chiudendolo sul lato, intorno alla vita o all’altezza del petto, in genere lungo fino ai piedi.

Leggins: i leggins sono una sorta di pantaloni leggeri e molto aderenti (direi più simili ai collant)

Baggy pants: pantaloni oltre misura, pieni di tasche e da indossare senza cintura. Sono tornati di moda con il trionfo dell’oversize comodo.

Hipster: pantaloni a vita bassa, che si appoggiano aderenti ai fianchi lasciando scoperto l’ombelico. Già di moda negli anni ’60, anche se in maniera più pudica di ora.

Underwear: è la lingerie o l’abbigliamento intimo.

Clutch: è una borsetta senza manici, fino al secolo scorso indicata preferibilmente con il francesismo pochette.

Capsule Collection: l’idea dietro una capsule collection è dare al pubblico una collezione composta da alcuni capi di base che possono essere abbinati tra loro in combinazioni diverse in modo da massimizzare le opzioni.

Easy chic: un termine che indica oggetti alla moda a basso prezzo, bassa qualità e quindi di rapido consumo.

Lookbook: è un catalogo atto a presentare la nuova collezione o i lavori di uno stilista.

Must have: a qualunque cosa sia riferito, il “must have” indica qualcosa che si deve assolutamente avere se si desidera essere stylish!

Stage: il palcoscenico sul quale vanno in scena le sfilate.

Catwalk/ Runwa: identifica la passerella.

Fashion Victim: vittima della moda è chi, senza capirci niente, segue in modo passivo e imperturbabile il gusto e le indicazioni del proprio stilista preferito ed è succube di tutto ciò che è griffato e firmato.

Fashion Show: è la sfilata di moda.

The King: con questo appellativo ci si riferisce a Giorgio Armani.

Couture: è l’abbreviazione di Haute Couture, alta moda in italiano, si riferisce alla lavorazione di capi unici, non destinati al mercato di massa.

Seamless: la tecnologia Seamless, concetto molto innovativo nella produzione d’abbigliamento, consente di realizzare capi totalmente privi di cuciture.

Fast fashion: si tratta di quel tipo di fashion che consegna ai consumatori le ultime novità delle passerelle nel più breve tempo possibile. Zara, H&M, Bershka, Stradivarius & Co fanno parte di questa categoria.

Cheap: in inglese significa economico e a buon mercato. Indica un oggetto, un capo d’abbigliamento di scarso valore oppure una persona o una cosa priva di classe.

Trendy: un termine forse un po’ troppo generico per indicare tutto ciò che è di tendenza, cool, stylish. 

Eye for Fashion: se hai un “occhio per la moda” significa semplicemente che sei naturalmente alla moda.

Sapevi che gli italiani amano essere sempre alla moda e sfoggiare abiti di tendenza? Scopri in questo articolo Speexx  altri stereotipi sugli italiani e guarda se ti riconosci in alcuni!

Fashion is like eating, you shouldn’t stick to the same menu.

La moda è come mangiare, non dovresti seguire sempre lo stesso menu.

(Kenzo Takada)