Pink Floyd: quando la comunicazione diventa arte

 I Pink Floyd sono una delle band più importanti e influenti della storia della musica rock. Nella Londra degli anni 60’ sono stati coraggiosi e hanno re-inventato un nuovo sound espansivo. Nelle successive decadi hanno conquistato fan da tutte le parti del mondo, producendo mastodontiche rappresentazioni multimediali in cui la componente visiva era parte integrante di quella sonora.

Sono stati pionieri nel campo della musica e della composizione, della tecnologia, della messa in scena, del graphic design, della fotografia e della cinematografia.

Art as Innovation

Il tratto distintivo che caratterizza i Pink Floyd è legato al tentativo di spingere la musica oltre gli schemi convenzionali. Il linguaggio della musica rock, nato come mezzo di ribellione, con i Pink Floyd si eleva ad arte.

Con questa band l’ascoltatore vive un’inedita esperienza a 360 gradi, dove le canzoni sono in primo piano e l’ascoltatore viene rapito come in un sogno.

Sin dagli esordi – con Syd Barrett all’UFO club – la band utilizza macchinari e installazioni all’avanguardia per arricchire le performance dal vivo. Grazie all’ausilio di tecnici specializzati, durante i concerti era possibile assistere a giochi di luce, laser, proiezioni, a veri e propri light show. Queste tecniche sono state con il tempo perfezionate e l’apice di questo processo innovativo che unisce musica, arti visive e letteratura ha il suo culmine con l’opera Dark side of the Moon.

Dal 1970 al 1973 i Pink Floyd sembrano provenire dal mondo immaginario e psichedelico rappresentato nelle copertine dei loro album create dal talento di Storm Thorgerson – creatore dell’artwork di “Dark Side of the Moon”. Il disco rimane un capolavoro indiscusso della storia della musica, lo scopo dei Pink Floyd sembra essere chiaro: “Stimolare la gente, eccitarla, indurla a lasciarsi andare a un’esperienza fuori dal comune, accenderne la fantasia”, e i quattro musicisti ci sono riusciti perfettamente, utilizzando nuove tecniche di registrazione, sperimentando con speciali strumenti musicali (sintetizzatori) e utilizzando suoni originali e inconsueti.

Nel 1988 il famoso giornalista musicale e conduttore radiofonico John Peel scriveva: “Ho sempre provato un certo oscuro piacere nella consapevolezza che i Pink Floyd avrebbero potuto unirsi al pubblico in uno dei loro concerti senza essere riconosciuti. Un’impresa non indifferente”. Sì perché poco importava chi fossero realmente i Pink Floyd, quello che importa è che sotto il loro marchio possiamo riconoscere lo stile inimitabile della loro arte.

Art as communication

Roger Waters, storico fondatore della band, nei suoi testi parla del legame in cui i personaggi si trovano in relazione tra loro, regalandoci grottesche fotografie delle dinamiche relazionali umane, anche grazie al suo umorismo (tipicamente inglese). Per Waters “l’arte è un ponte che ci permette di dialogare con culture differenti”, gli spettacoli dal vivo dei Pink Floyd ne sono stati la prova.

I concerti dei Pink Floyd erano costituiti da sali e scendi emozionali che provocavano nell’ascoltatore una sorta di stato di estasi, ma non solo.

E’ anche grazie a loro se molte delle frasi e parole che abbiamo sentito cantare in inglese sono rimaste impresse fino a entrare di diritto nel nostro bagaglio culturale.

Pensate al mantra “We don’t need no education”. Suona paradossale ma con molta probabilità il leitmotiv di “Another Brick in the wall” potrebbe aver avvicinato persone di culture diverse alla lingua inglese. Milioni di dischi sono stati venduti in tutto il mondo e sicuramente qualche decennio fa qualche disco o musicassetta è entrata nei nostri impianti stereo. Le canzoni dei Pink Floyd ci hanno permesso di associare delle emozioni ad un immaginario. E’ stato quasi automatico apprendere dai loro testi vocaboli apparentemente lontani dalla nostra lingua madre, molto tempo prima che l’inglese diventasse, obbligatoriamente, una lingua da imparare.

Quel che accade ascoltando artisti internazionali come i Pink Floyd, i Beatles o Bob Dylan è, da un punto di vista linguistico, molto significativo: la curiosità per una nuova lingua, il desiderio di comprendere il significato delle canzoni può nascere dall’influenza che queste composizioni hanno su di noi e dalle emozioni che suscitano.

Al momento nei piani didattici tradizionali non è previsto l’utilizzo della musica per l’apprendimento delle lingue ma, nel corso dei decenni, anche grazie all’avvento di nuovi supporti uditivi, è diventato sempre più tangibile il contributo positivo che le canzoni possono offrire: la musica può agire a sostegno della nostra curiosità, incrementando le nostre abilità linguistiche, diventando stimolo per la comprensione di una nuova lingua.

Non importa chi fossero i Pink Floyd, ma il loro immaginario vive con noi, nel nostro linguaggio, nella cultura pop che è diventata parte integrante della nostra storia.

Speexx ti invita all’ evento The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains che raccoglie materiali audio-visivi provenienti dal Victoria and Albert Museum di Londra, dal designer Aubrey Powell della Hipgnosis (che ha collezionato reperti di 45 anni della storia della band), dai laboratori della Sennheiser e dagli Architetti della Stufish che si sono occupati dell’allestimento dei concerti dei Pink Floyd.

Autore:

Lavoro in Speexx dal 2008 come support manager, INFP, appassionato di musica.